EREMO di RONZANO

Fr. Ubaldo M. Forconi

Ronzano è un amenissimo colle a mezzogiorno di Bologna, a pochi chilometri da questa civilissima città; di fronte si scorge l'altro colle dominato dal Santuario di San Luca; un piccolo paradiso che concilia la meditazione, il raccoglimento ed anche il riposo. Non per niente fino da poco dopo il mille, quando fu reso accessibile ed abitabile, vi si ritirarono prima le Suore e poi diverse Congregazioni di Frati, tre per la precisione, che gli dettero la fisionomia di luogo sacro.

Una piccola comunità di donne dedicate alla vita di preghiera: erano cinque in tutto con a capo Piatesi Cremonina; esse vivevano in un piccolo romitorio fuori di Porta Soteria che nel 1140 fu distrutto da un incendio; chiesero ed ottennero dal Vescovo di Bologna di potersi trasferire sul colle di Ronzano dove costruirono un Eremo ed una Cappella dedicata alla SS. Trinità. Dopo 125 anni si ritirarono per lasciare il posto ai membri di un Ordine religioso-militare: i Cavalieri della Beata Vergine Gloriosa, detti « i Frati gaudenti »: questo Ordine era stato istituito nel 1233 dal Domenicano Fra Bartolomeo da Vicenza; approvato nel 1261 da Urbano IV°, aveva per scopo la difesa della giustizia e della pace nelle città italiane allora quasi sempre in tempesta e seguivano la regola di S. Agostino portando un abito bianco ed un mantello grigio; rilassatasi la loro disciplina, menavano vita da signori e da buontemponi così che il popolo li battezzò frati allegri, del buon tempo e gaudenti; vennero soppressi da Sisto V° e furono ricordati anche dall'Alighieri; altri attribuisce la loro fondazione a Loderingo degli Andalò, fratello della Beata Diana, ed il suo intento era santo perché voleva pacificare le discordie cittadine, combattere le eresie e proteggere gli orfani, le vedove, i poveri ed assistere i pellegrini. Comunque a Ronzano, con la loro venuta, cambiò atmosfera; non soltanto preghiera e penitenza, ma frati cavallerizzi e bene armati. Questa situazione durò 208 anni, quando il Priore dei Domenicani di Bologna, il 3 Gennaio 1475, comprò il Convento dall'ultimo Priore Gaudente Fra Lodovico Barbieri. Pare che i Gaudenti non siano stati soppressi, ma che si siano spenti di morte naturale.

A Ronzano subentrarono dunque i Frati Domenicani e vi rimasero per 323 anni; scomparvero in seguito alla soppressione napoleonica nel 1798. Il Monastero venne sconvolto e deturpato finché, nel 1848, i Conti Gozzadini l'acquistarono e gli restituirono il nobile ed austero volto originale.

Il 19 Marzo 1922 i Servi di Maria ne fecero nuovamente una Casa Religiosa. Lo scopo precipuo dell'apertura del nuovo Convento, destinato a piccolo seminano servitano, fu proprio quello di educarvi nella pietà e nella scienza le giovani speranze della Provincia Romagnola.

Dell'antico monastero dei Gaudenti non rimane traccia alcuna perché demolito dai Domenicani che ricostruirono dal 1480 in poi; solo due cimeli, una croce stazionale ed un bassorilievo mariano in marmo bianco testimoniano del periodo antecedente; nell'anno sopra indicato i Frati bianchi costruirono la Chiesa che attualmente si conserva, la quale, malgrado le alterazioni portate da successive manomissioni, in sostanza è la quattrocentesca originale ad una sola navata, coperta da tetto con capriate di legno a vista e fiancheggiata da otto Cappelle; venne dedicata a San Vincenzo Ferreri; non vi sono finestre   ma   occhi   circolari   a   dare   luce all'interno; nell'insieme il tempio ha un aspetto romanico con l'abside del temperato stile gotico dato dall'architettura monastica cistercense. Il Convento venne dotato di un Chiostro con un peristilio di ordine corinzio che venne distrutto nel secolo scorso. La grande cisterna risale al 1487. La Chiesa era ricca di affreschi che purtroppo, nel dissennato periodo del '600 e '700 in cui non ci si sapeva come difendere dalla pèste, vennero abbondantemente coperti di calce; così pure le artistiche vetrate delle finestre circolari andarono perdute nelle susseguenti trasformazioni. Dall'imbiancatura settecentesca si salvò soltanto il fregio affrescato in alto lungo le pareti della navata coi medaglioni dei Santi Domenicani, la Annunciazione e la Risurrezione di Cristo. I Conti Gozzadini, proprietari dell'edificio, alla metà dell'ottocento rimisero in luce buona parte degli affreschi conservatisi sotto la calce; pregevoli anche gli affreschi delle Cappelle laterali.

Negli ultimi del '700 l'Eremo fu ridotto a casa di riposo dove andavano a morire i vecchi frati Domenicani; il 16 Giugno 1798, in seguito alla legge eversiva, fu venduto all'asta per poche lire, venne trasformato con sciagurati lavori d'adattamento a luogo di svago e divertimento mondano; dopo otto anni Ronzano fu rivenduto, nel 1806, alla famiglia Rodriguez, oriunda spagnola, che se ne servì per 42 anni come luogo di villeggiatura. Nel 1848 i Conti Gozzadini acquistarono l'ex Convento e, per quanto anticlericali, ebbero il buon senso di voler rendere al colle di Ronzano il suo aspetto monacale; non badarono né a spese né a fatiche per restituire all'antico aspetto quelle mura; però nel decennio 1849-1859 le truppe austriache ebbero modo di profanare ampiamente, nel fisico e nel morale, quell'ambiente ricco di memorie sacre; alla loro partenza occorse un mese intero per pulire e disinfettare la casa che era diventata un letamaio. In seguito alle cure dei Conti Gozzadini, Ronzano divenne un piccolo ma ricco museo di cose rare e opere d'arte; vi furono anche raccolti i resti della Beata Diana e delle prime òspiti del Monastero; dopo altre varie vicende, il colle passò finalmente ai Servi di Maria nel 1922 e così, dopo 125 anni di padronanza laica, la costruzione ritornò ai Religiosi.

Essi lo presero in consegna il 19 Marzo 1922, festa di S. Giuseppe; furono gli Alunni, aspiranti Servi di Maria, ad entrare per primi nel nuovo Cenobio al canto solenne della Salve Regina guidati dal p. Fra Benedetto M. Marconi, di santa memoria, primo Priore e Maestro; erano presenti Frati che restano nella storia della Provincia Romagnola in ricordo indelebile per la santità della loro vita e la loro operosità generosa; il luogo e il Monastero erano belli, ma erano costati tutto l'avere della Provincia e avevano aperto debiti infiniti, quindi i seminaristi trovarono squallore e povertà; da quel seme però spuntarono pianticelle gagliarde e nel corso degli anni di là vennero alla Provincia religiosi ricchi di santità e di scienza, propagatori del Vangelo in varie parti del mondo, servi fedeli della Vergine dei Dolori; tra i giovanissimi alunni sono da ricordare, perché morti con segni evidenti di predilezione celeste, Fr. Venanzio Quadri e Francesco Pezzella. Tra i Superiori che vollero, amarono e diressero con cuore grande e paterno questo luogo sacro e caro, si devono ricordare i Provinciali p. Fra Giovanni M. Rossi, figura indimenticabile nella Provincia e nell'Ordine, e il p. Fra Giuseppe M. Gherardi anche egli padre amoroso di tanta gioventù servitana.

Il Collegio doveva essere ampliato perché insufficiente, ma la guerra bloccò l'inizio dei lavori compiuti invece in questi ultimi anni. Purtroppo il mutare dei tempi e dei metodi d'educazione e di reclutamento anche in seno alla Chiesa ed agli Ordini Religiosi ha reso deserti questi luoghi di raccolta e di formazione; auguriamoci che tutto risorga come e meglio di prima fiduciosi nella promessa del Signore. I locali attuali, ampi e moderni, servono provvidenzialmente ad iniziative certamente positive per la gioventù di oggi.

Prima di chiudere sul capitolo « Ronzano», riportiamo un articoletto che provvidenzialmente ci è giunto al momento opportuno, stampato sul « Servo di Maria » del mese di Maggio: Salvata in extremis la tela di Filippo GargalliStando a quello che scrive Giovanni Gozzadini nella sua « cronaca di Ronzano », il titolo della Chiesa che a Ronzano si susseguì nei secoli, ebbe un triplice mutamento; prima quello della SS. Trinità, nel 1140, con le Canonichesse e Canonici Lateranensi, poi quello della B. Maria Vergine Gloriosa, nel 1267, coi Frati Gaudenti e infine quello di San Vincenzo Ferreri, nel 1480, coi Frati Domenicani. Ora, a ricordo e testimonianza di quest'ultimo titolo, è rimasta e conservasi ancora una tela di Filippo Gargalli, dalle dimensioni di metri 3,10 per 1,90, la quale potevasi irreparabilmente perdere per il logorio del tempo e l'incuranza degli uomini, se non fosse giunto a salvarla un bravo ed intelligente giovane. La tela in oggetto rappresenta il santo predicatore Domenicano in atto di compiere uno dei suoi miracoli, di guarire cioè una donna sofferente da grave malaria, sotto gli occhi di suo marito, trasecolato per il prodigio. L'opera, ultimata il 24 Luglio 1778, uscì dalla tavolozza del Gargalli, giovanissimo, quando egli aveva appena 18 anni, come suo primo lavoro a grandi dimensioni e come espressione potente della sua arte ritrattistica. Infatti il Gargalli, formatosi alla scuola di Giuseppe Padretti e di Angelo Crescimbeni, per quanto ci riferisce il critico Carlo Malvasia, raggiunse l'acme dei colori nell'arte del ritratto e ne fanno testimonianza eloquente i bellissimi volti che balzano dalla tela in oggetto, la quale subì vicende e maltrattamenti. Nella soppressione dei Conventi, perpretata dalla Rivoluzione Francese, eseguita a Ronzano con Decreto del 16 Giugno 1798, la tela seguì il destino cui andarono incontro tante altre opere d'arte nell'esecuzione dell'incameramento dei beni esistenti nell'Eremo, venne rimossa dall'abside, venduta e portata in città. Grazie però al coraggioso interessamento ed alle possibilità economiche del Conte Giovanni Gozzadini, la cui consorte, Maria Teresa Serego  Allighieri,  aveva acquistato per se, nel 1848, il Convento e il predio di Ronzano, il quadro con altri oggetti d'arte, venne ricomprato e riportato nel suo luogo d'origine, purtroppo mortificato dalla scarsa luce penetrante dall'ampia soffitta che il giacobino Pietro De Luca aveva ricavata nella parte superiore della Chiesa da lui sconsacrata e in cui aveva inclusa la parete absidale di fondo. Tuttavia il quadro, difeso dalla cornice preparata dal Confratello Domenicano Fra Pietro Pedrazzi « in arte fabri lignarii optime peritus » rimase nella suddetta soffitta fino al Settembre 1944, quando, per l'improvviso incalzare del fronte vicinissimo, durante l'ultima guerra mondiale, dovendosi traslocare in fretta e furia le suppellettili sacre di maggior valore, nella caotica operazione del trasporto, la tela venne schiodata dal telaio e arrotolata con scarsa tecnica e portata in città.

Gli anni passarono; la Chiesa, dal 1965 al 1967 ritornò al primitivo splendore per opera della Soprintendenza ai Monumenti e sorse evidentemente il problema del ricupero della tela del Gargalli la quale, a causa dell'arrotolamento, aveva subito un ampio e profondo scollamento della crosta, riducendo il tessuto e il reticolo dei colori ad una ragnaia di particelle squamose e polverizzantesi che cadevano ad ogni piccola scossa. Urgeva in loco un intervento immediato per il fissaggio delle particelle colorate. Ora per interessamento del nostro pittore e artista, p. Fiorenzo M. Gobbo, fu data commissione al giovane Pietro Bertolini, reggiano, che già a Firenze, alla scuola dei Maestri Carlo Lodovico Ragghiami e Maria Angela Becherucci, aveva esperito l'arte del ricupero e del restauro; così egli si pose all'opera con pazienza e costanza, compiendo l'operazione delicatissima di fissaggio e di fermatura delle pellicole staccantesi, attraverso la tecnica della spalmatura della cera, della stiratura uniforme e della rifoderatura; dopo un mese il quadro ritornò alla sua luce ed è ora appeso nella seconda Cappella di destra della Chiesa di Ronzano; questo salvataggio in extremis ha tutte le caratteristiche di un miracoloso intervento artistico.