ROMA

Santa Maria in Via

Fr. Ubaldo M. Forconi, OSM

 

Gli antichi Conventi e i numerosi Palazzi dei nobili nelle varie parti d'Italia e del mondo erano trivellati, fino all'inizio del secolo presente, di pozzi a non finire per il normale rifornimento di acque o, in mancanza di questa possibilità, di cisterne che raccoglievano le acque piovane per i bisogni domestici e della coltivazione; in gran parte tali pozzi, in presenza di ben altre possibilità offerte dal progresso, sono stati chiusi e dimenticati. Come di pozzi, i suddetti edifici erano provvisti di stalle per il ricovero delle cavalcature e bestie da soma indispensabili per necessità di altro genere.

Da uno di tali pozzi e da una stalla ebbe origine la Chiesa di Santa Maria in Via in Roma. Siamo nel 1256 e l'Ordine dei Servi di Maria è ancora giovanissimo; la casa è il Palazzo del Cardinale Pietro Capocci; la Chiesa attualmente si trova sulla destra all'inizio di Via del Tritone; deve oggi scorre il Corso era allora la Via Flaminia; non da questa Via, come a primo acchito sembrerebbe, prende il nome la Chiesa, ma da una prossima vigna « vinea », da cui:  via.

Riassumiamo ora il racconto dell'avvenimento prodigioso ripetendolo sulla traccia del racconto ufficiale: fu nella notte del 27 Settembre 1256; la località era tra le più popolose di Roma e il Card. Capocci vi aveva la stalla entro la quale si trovava anche un pozzo; un servo del Cardinale aveva gettato nel detto pozzo un tegolo sul quale era stata alla meglio pitturata un'immagine di Maria Vergine; a quel contatto l'acqua rigonfiò nel contenitore  e  dilagò   impetuosa   nella   stalla

mentre i cavalli nitrivano spaventati; accorsa altra servitù, ogni tentativo di prosciugare l'ambiente risultò vano, finché il Cardinale in persona non raccolse il cotto con la figura della Vergine, collocandolo poi in un luogo decoroso del suo palazzo. Il fatto suscitò grande eco e fu raccontato anche al Papa che ordinò di trasformare la stalla in Chiesa per accogliervi degnamente l'Immagine prodigiosa; egli stesso, Alessandro IV, terminato l'edificio, si recò processionalmente ad intronizzare l'Immagine presso il pozzo e da quel giorno i romani accorsero, ed anche oggi lo possiamo constatare, con gran devozione a bere di quelle acque salutari. La stalla, divenuta preziosa, apparteneva proprio a quel Cardinale Ranieri Capocci che, nel 1249, trovandosi legato a Firenze, aveva scritto l'importantissima (per i Servi) Lettera di riconoscimento e di protezione dell'Ordine appena nato. La Chiesetta venne dichiarata Parrocchia in data anteriore al 1452 (i documenti d'archivio andarono dispersi durante il sacco di Roma e i moti rivoluzionari scaturiti dalla Francia); due secoli dopo la costruzione, l'Oratorio venne rifatto di nuovo e, nel 1491, il Papa Innocenzo Vili lo fece riedificare all'inarca nella forma odierna. I servi di Maria, della Congregazione dell'Osservanza, vi furono chiamati nel 1513 e, perché il Parroco in funzione rinunziasse alla Parrocchia in loro favore, dovettero impegnarsi a sborsare la pensione annua di sessanta scudi; quel prete si chiamava D. Desiderio Morelli. Il Vicario Generale della Congregazione dell'Osservanza p. Fra Girolamo da Piacenza, prese il giuridico possesso in nome dell'Ordine. I Frati naturalmente ebbero bisogno di maggiore spazio e perciò, appena entrati nella canonica, la trasformarono in Convento ampliandola abbondantemente. Ed insieme al tempio materiale vollero riedificare quello spirituale introducendo nuovi riti e solenni funzioni proprie e particolarmente gradite all'Ordine servita; si chiamarono i predicatori più prestigiosi dell'Ordine per la quaresima ed in altre occasioni; in particolare il primo Priore del Convento, il p. Clemente Lazzaroni da Venezia, introdusse la pia pratica del canto solenne della Salve Regina eseguito dai Frati che processionalmente e con lento incedere si recavano ogni giorno, all'imbrunire, all'Altare della Vergine a rendere omaggio alla loro Regina sotto lo sguardo reverente e compiacente dei numerosi fedeli che ogni sera accorrevano.

La Chiesa si arricchì, nel 1541, del doppio di campane, dell'Altar Maggiore e di altri arredi sacri, per concessione del Papa Paolo IV, già appartenenti all'altra piccola Chiesa di S. Andrea ad columnam, lì prossima, profanata e demolita.

Pochi anni dopo, il 17 Gennaio 1546, nel quarto centenario dal fatto miracoloso avvenuto in casa del Card. Capocci, il Capitolo Vaticano incoronò con serto d'oro l'Immagine della Madonna del pozzo collocandola nell'elenco delle più famose immagini della Vergine; era Priore del Convento e Custode del Tempio il p. Fra Alberto Testoni; non basta: il piccolo Santuario, che di fatto può considerarsi tale, cominciò ad essere equiparato alle Chiese più in vista di Roma quando, nel 1551, il Papa Giulio III, anche in testimonianza di stima verso i Frati Servi di Maria, volle decorarlo con il Titolo Cardinalizio assegnandolo per la prima volta al suo nipote il Cardinale Fulvio della Cornea di Perugia: i suddetti Frati avevano, in pochi anni, ben meritato nel loro servizio da quando qui si trasferirono dalla loro Chiesa di S. Nicola in Arcione.

Quando i Servi, nel 1513, presero possesso della Chiesa di S. Maria in Via, questa aveva soltanto 5 Altari; i Frati ne aggiunsero subito altri due; l'edificio, restaurato dal Papa Innocenzo Vili, della famiglia Cybo, anzi quasi riedificato nel 1491, non godeva buona salute e i Religiosi, poco fiduciosi della stabilità della costruzione così rimaneggiata alla meglio, decisero di rifabbricare dalle fondamenta la loro Chiesa. Il disegno fu affidato a Martino  Longhi,  il finanziamento venne da un certo Mons. G. Battista Canobi che, in gran parte sovvenzionò l'opera da vivo e da morto per volontà testamentaria; la esecuzione fu celere giacché, iniziati i lavori nel 1594, la Chiesa era coperta nel 1596 e la facciata al primo cornicione; prima del Longhi pare che, alla facciata, abbia lavorato il famoso Giacomo Della Porta stendendo la pianta fondamentale. La Chiesa non era però completa e, nel 1604, l'intervento del Cardinale Roberto Bellarmino, Titolare di S. Maria in Via, contribuì decisamente a finire l'edifizio facendo costruire il vôlto e il cornicione, prolungando l'abside e decorandola di abbellimenti poi scomparsi. Nel 1639 la facciata venne iniziata sotto la direzione del Rainaldi che la compì, elevando il timpano al disopra della linea del tetto, soltanto nel 1670. Il finanziamento si deve al Rev.mo Mons. Giorgio Bolognetti, congiunto del sopra detto benefattore Mons. Canobi. Il p. A.M. Freddi, nel suo Campione universale, conservato manoscritto nel Convento di S. Marcello in Roma, all'anno 1639, scrive: « Era la facciata della nostra Chiesa di S. Maria in Via fabricata solamente per la metà, anzi vi mancava tutto l'adornamento della porta, quando Mons. G. Bolognetti, mosso dalla divozione verso quella miracolosa Vergine ed eccitato dalle religiose suppliche del nostro Padre Giovanni Manfredi, figliuolo del Convento di Pistoja ma da lungo tempo residente a Roma, confidente di detto Prelato, si risolvette di compiere quell'opera imperfetta, ed in quell'anno vi fece a sue spese porre la mano ».

La Chiesa di S. Maria in Via ebbe sempre bisogno di lavori e restauri; oltre le opere di perfezionamento cui abbiamo accennato, nel 1723 furono riparati non indifferenti guasti imprevisti ed ingrandito il finestrone sulla facciata con notevole dispendio di scudi; altri lavori indispensabili e impegnativi furono eseguiti nel 1773, nel 1857, nel 1897 ed altri più recentemente; il tempio è arricchito di cornici in stucco e di affreschi di un certo valore, tra i quali quello della volta del Piastrini Gian Domenico di Pistoia che rappresenta la prima Messa di San Filippo Benizi.

In questa Chiesa dei Servi vi sono otto Cappelle tutte ricchissime di monumenti, ricordi, opere d'arte ed iscrizioni. Le ricorderemo brevemente sulla traccia di indicazioni  valide.

Entrando in Chiesa, a destra: la prima è quella della Madonna del pozzo che, per la necessità d'includere il pozzo stesso nel suo àmbito è più profonda delle altre; la sua erezione si deve alla munificenza di Mons. Canobi che volle anche esservi sepolto, ciò che fu fatto nel 1621 dalla Compagnia del SS. Sacramento; un altro sepolcreto è quello della famiglia Capocci; il p. Filippo Grassi, Parroco (1855-1863) volle la decorazione a cassettoni della C. e il fonte battesimale — la seconda si deve alla pietà di Donna Licinia Della Porta (1626) ed è dedicata a S. Filippo Benizi; arricchita da quadri di notevole valore dei pittori Alessandro Fiorentino ed Antonio Pomarancio — la terza è quella dall'Annunziata  e  si  reputa  dagli  intenditori come la più bella e doviziosa; si deve alla liberalità di Pietro Aldobrandini (fl586), fratello di Clemente VIII°, impreziosita da tre tele di d'Arpino e dalla volta a cassettoni del fiorentino Jacopo Zucchi (1541-1604) — la quarta era dedicata alla SS. Trinità, poi fu detta del Crocifisso, quando dall'altar maggiore vi fu trasferita l'immagine; la Cappella è dell'aretino Carlo Lombardi che vi volle anche, nel 1608, la sua sepoltura; egli vi   scese  nel   1620;   il  sacello  appare   ai profani come il più bello di tutti gli altri — sempre entrando, la prima Cappella a sinistra è quella di S. Andrea Ap. perché raccoglie le memorie della Chiesa di Sant'Andrea della Colonna ora demolita e insieme quelle della Famiglia Del Buffalo De Cancellarli che ne era la Patrona; vi si trovano marmi pregiati e la sepoltura del Card. Lorenzo Del Bufalo; ora è detta la Cappella della Madonna di Pompei per un sottoquadro che vi riscuote grande devozione — segue la Cappella dei 77 SS. Fondatori, mentre fino al 1729 (quando i sette divennero Beati) era dedicata a Maria Assunta in Cielo e ne era Patrona Donna Porzia dell'Anguillara, Duchessa di Ceri e Titolare il Cardinale Savelli che l'aveva fatta costruire; le tele sono mediocri ma è ricca di marmi policromi; vi riposa la salma della Ven. Sr. Maria Luisa Maurizi ed è da notarsi, come pregevole, la statua di Santa Genoveffa opera di Cesare Aureli — la terza era prima dedicata a S. Giuseppe e S. Girolamo, ora al B. Gio vannangelo Porro ed anche qui si nota la dovizie di marmi e di pitture — l'ultima è dedicata ai Santi dell'Ordine: Pellegrino Laziosi e Giuliana Falconieri; nell'opera di restauro eseguito nella metà dell'ottocento, concorsero la Biblioteca Marucelliana di Firenze e Leopoldo II Granduca di Toscana perché la famiglia Marucelli ne era stata Patrona; anche qui profusione di  marmi e  intagli finissimi.

Il pavimento della Chiesa, originariamente in mattoni, venne restaurato e sostituito due volte, dal 1819 in poi; nella sacrestia pitture di scarso valore, mentre vi si conservava la Cattedra bellarminiana che per molto tempo aveva servito da confessionale. La Chiesa fu restaurata nel 1723 e nel 1773; venne solennemente consacrata da Benedetto XIII il 27 Febbraio 1729.

Il Convento fu costruito nel 1609 in sostituzione della modesta canonica che i Frati avevano ereditato ed animatore di questa costruzione, rifatta dalle fondamenta, fu il Priore di quella Comunità il p.   Pietro  Martire  Felini   (lo  stesso  che l'anno 1607, indusse in Innsbruck l'Arciduchessa d'Austria, Anna Caterina Giuliana Gonzaga, ad aprire un Convento per i Frati Servi di Maria in quella città), autore di una bene accolta Guida di Roma. Le fondamenta del nuovo monastero, si svilupparono intorno ad un quadriportico, ancora esistente, che forma un Chiostro senza pretese ma armonico; una iscrizione lapidea ricorda l'avvenimento, essendo Pontefice Paolo V°; la vecchia costruzione non fu interamente sacrificata, fu costruito però un grandioso refettorio ed i locali indispensabili.

Esattamente due secoli dopo, nel 1809, la famiglia religiosa subì la sorte degli altri Ordini che dovettero disperdersi in seguito alla soppressione francese ed il Convento (che fino allora appartenne alla Provincia Mantovana) fu chiuso; era Parroco   il  p.   Francesco  Antonio Filippi  il quale resisté alla imposizione con dignità e fierezza ma che poi dovette esulare da Roma. Lo sfratto e l'esilio durarono fino al 1816 quando, sfasciatosi l'impero napoleonico, le vicende rientrarono nella normalità; però il Convento dovette essere riscattato a caro prezzo e fu la nobil-donna Girolama Poli di S. Croce che lo ricomprò per restituirlo con ammirevole munificenza ai legittimi proprietari.

Rientrò il Parroco ed i Religiosi della Provincia Romagnola con grande giubilo dei parrocchiani. La breve vacanza fu sufficiente per mandare alla malora gli edifici e l'arredamento; per il momento, data la povertà dei Religiosi, ci si dovette contentare delle riparazioni più urgenti; tra i benefattori più generosi si segnalarono il parrocchiano D. Giovanni Torlonia ed il Principe di Piombino D. Luigi Boncompagni. Tuttavia il Tempio continuò a rovinarsi in tal maniera che, nel 1857, giunse la necessità di un restauro generale che, con l'aiuto dei parrocchiani, fu compiuto in poco tempo; ma nel 1902 la Chiesa minacciava nuovamente rovina, tanto che: « ... si dovette ricorrere al Fondo per il Culto che rifece dalle fondamenta il muro laterale della Chiesa che fiancheggia la via del Tritone e rifece anche i contrafforti a tenere obbligata la grande volta; anche le arcate del Chiostro vennero tutte riparate.

Per quanto riguarda il Convento, ricordiamo che in questi ultimi anni è stato completamente ricostruito con metodi moderni ed in forma più cònsona alle attuali esigenze; il grandioso refettorio è stato sacrificato per costruirvi una sala ricreativa che, nell'intenzione dei Religiosi, dovrebbe essere a tutto vantaggio spirituale e formativo della gioventù della Parrocchia. La Chiesa ha sofferto per colpa di passati terremoti e dell'intenso traffico da cui è continuamente tormentata.

Crediamo interessante riportare una relazione del lontano luglio 1900 circa i restauri alla facciata di questa Chiesa: « Questa maestosa facciata, tutta in travertino, che nel più bel centro di Roma snella si erige da terra per l'elevatezza di 35 metri, fu incominciata nell'anno 1594 con disegno di Martino Longhi Seniore, a quei tempi architetto di bella fama; mercé le generose offerte di Mons. Giov. Batt. Canobi, il lavoro potè proseguire con celerità sì da giungere in brevissimo tempo fino al primo cornicione... morto poco dopo il benefattore, i lavori furono sospesi fino al 1639 quando Mons. Giorgio Bolognetti parente del Canobi, fece riprendere i lavori che furono condotti a termine nel 1670 sotto la direzione del Rinaldi.

Il tempo causò il naturale deperimento; cadevano pezzi di travertino e la facciata esigeva un restauro generale; nell'anno giubilare   1900 questo venne compiuto a cura del fondo per il culto. Sotto la direzione dell'Ingegnere Galileo Mazzolini non scio venne riportata alla primitiva bellezza, ma anche corretta nel finestrone, rinnovandola ed aggiungendovi la balaustra e togliendo così un difetto che deturpava un sì bel monumento».

Nello stesso periodo si continuò a lavorare all'esterno della Chiesa per abbellirla; il cronista del tempo così conclude: «... sarebbe desiderio di molti tra i cittadini che si pensasse anche all'interno del tempio affinché possa riuscire un vero gioiello, degno del posto che occupa, soggetto com'è ad essere visitato da tanti, non solo fra i Romani ma anche fra gli stranieri.

A indicare l'importanza assunta da questo convento anche nell'Ordine, dobbiamo ricordare che, per quanto in Roma esista il Convento di San Marcello, fin dal tempo antico sede del Generale con la sua Curia, furono celebrati alcuni Capitoli Generali anche nel Monastero di Santa Maria in Via e precisamente: il 16 Maggio 1625 in cui fu eletto Generale il p. Enrico Antonio Borgo Senior; il 2 Ottobre 1888. quando fu eletto contro i suoi desideri, il p. Pier Francesco Testa che dal 1882 reggeva l'Ordine in qualità di Generale eletto direttamente dalla Santa Sede; l'11Febbraio 1905, Capitolo Straordinario, convocato dal Generale p. Pellegrino Stagni per la revisione delle Costituzioni; il 21 Maggio 1907 e vi fu eletto Generale il p. Giuseppe Lucchesi.

Vorremmo ora ricordare alcuni degli uomini più illustri che animarono le mura conventuali di Santa Maria in Via. Nel 1574, dopo esserne stato lungamente Priore,  vi  morì  il  p.  Fra  Giovanni Battista Calderini da Verona; filosofo, teologo e penitenziere insigne, Professore all'Università Romana della « Sapienza » per circa 40 anni; Vicario Generale della Congregazione dell'Osservanza nel 1535, primo Confessore servita della Famiglia Pontificia nel 1572, penitenziere della nobile famiglia Farnese, commensale di Papa Paolo III, consulente dei Papi Marcello II e Paolo IV, Confessore qualificato in diversi Conclavi, residente nei Palazzi Apostolici  del Vaticano  e  del Quirinale;   di santa vita ed umilissimo, non si servì mai della sua posizione per ottenere privilegi o cariche; chiese una cosa sola: l'indulgenza plenaria in articulo mortis. Un altro religioso veronese di valido sapere e di santa vita, visse nel Convento di Santa Maria in Via: il p. Fra Damiano Giana che vi morì nel 1596; egli fu familiare dì Papa Gregorio XIII, di più di un Cardinale, dotto archeologo e non mediocre poeta. Il p. Fra Antonio Morino, anch'egli veneto, dimorò in S. Maria in Via  dal   1761  al  1784  quando vi morì all'età di 77 anni; servì con eguale generosità il suo Ordine e la sua Repubblica, poi il Pontefice dal quale fu accolto e considerato con grande benevolenza. Dei p. Francesco Antonino Filippi, abbiamo già detto qualcosa; fu lui il Parroco che si trovò ad affrontare i momenti neri della soppressione francese, le angosce dell'esilio e la gioia del ritorno e della ricostruzione. Il p. Alessio M. Caroni, svizzero del Canton Ticino, nacque nel 1832;  si fece frate e studiò nel Collegio di Mendrisio; fu Maestro in Teologia; ebbe doti di eccezionale fortezza e dolcezza nello stesso tempo; fu Provinciale della Provincia Romagnola, Consultore Generale, Vicario Generale, Confessore della famiglia pontificia, ma soprattutto consumò le sue energie nella cura della Parrocchia di S. Maria in Via per ben 43 anni; amò moltissimo la sua Chiesa e la sua Parrocchia; fu eccellente organizzatore e bravo restauratore; scrisse anche una monografia, anonima, sulla Chiesa di S. Maria in Via; fece una morte invidiabile nel 1906 (il 3 Giugno). Del p. Fra Pellegrino Stagni, poi Delegato Apostolico in Canada e Arcivescovo dell'Aquila; dobbiamo qui aggiungere che egli è ricordato con simpatia e profonda stima a Santa Maria in Via dove era di famiglia quando fu Professore a Propaganda Fide; uscì da questo Convento quando, nel 1918, fu portato alla Clinica dove morì il 22 Agosto. Anche del p. Fra Bonfiglio Mariani abbiamo già scritto; visse e morì da santo, sì che è classificato fra i venerabili dell'Ordine; nel Convento di S. Maria in Via per oltre 50 anni fu in cura d'anime come Vice-Parroco e confessore indefesso. — Un'altra bella figura da rilevarsi è quella di Fra Prospero Bernardi, poi Vescovo Missionario; esercitò il suo ministero sacerdotale in Santa Maria in Via prima di partire, nel 1914, per la fondazione in Canada ed al suo ritorno dal Brasile dove fu Vescovo e Missionario per oltre 20 anni; vinto dalla vita di stenti menata in quei luoghi insalubri, tornò in Italia, a Santa Maria in Via; dopo occhi anni cessò di vivere santamente. Per molti anni fu zelantissimo Parroco il p. Fra Bernardo Savi di Senigallia; nel periodo della prima guerra mondiale fu Vice-Parroco di Santa Maria in Via e poi, dal 1926 ebbe la piena cura di quelle anime. — Mitissima figura di Servo di Maria, il p. Fra Giovanni Pioppi, nativo di Cento, fu a lungo Priore e vice-Parroco in questo Monastero dando esempio di zelo e di grande virtù; ultranovantenne, fu per diversi anni il più vecchio Frate dell'Ordine; fedelissimo alla famiglia religiosa cui appartenne ed amò con tenerezza; il suo vanto era questo « Ho tanto amato l'Ordine! »; nato il 2 Novembre 1876, morì il 22 Maggio 1971. — Del p. Fra Luigi M. Artusi abbiamo dato qualche accenno; era nato a Roma nel 1 900 ed operò molto nella nostra Chiesa di Santa Maria dei Servi a Bologna (per sua iniziativa fu promossa a Basilica Minore), vi fondò la Cappella musicale, diresse il periodico « Il Servo di Maria »; a Forlì animò il restauro integrale della stupenda Aula Capitolare; creò a Sorbano del Vescovo (Lucca) un'Oasi (Detta «Di S. Pellegrino») destinata ad accogliere il Clero anziano, poi andata alle Suore Compassioniste di Napoli che vi raccolgono gli anziani in genere; ritornò a Santa Maria in Via, dove era già stato Priore, vi soffrì molto dando esempio di pazienza e religiosa umiltà; vi morì il 19 Agosto 1974.

Da notarsi che la Chiesa di S. Maria in Via, per la sua felice ubicazione centralissima, è frequentata da molti fedeli tra i quali sono sempre state notate personalità in vista del mondo politico, dello spettacolo, dell'arte ecc.; notevole l'antico organo del Tempio ed un presepio monumentale nei locali attinenti alla Chiesa.