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ROMA Santa Maria in Via Fr. Ubaldo M. Forconi, OSM |
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Da uno di tali pozzi e
da una stalla ebbe origine la Chiesa di Santa Maria in Via in Roma. Siamo nel
1256 e l'Ordine dei Servi di Maria è ancora giovanissimo; la casa è il
Palazzo del Cardinale Pietro Capocci; la Chiesa
attualmente si trova sulla destra all'inizio di Via del Tritone; deve oggi
scorre il Corso era allora la Via Flaminia; non da questa Via, come a primo
acchito sembrerebbe, prende il nome la Chiesa, ma da una prossima vigna «
vinea », da cui: via. Riassumiamo ora il
racconto dell'avvenimento prodigioso ripetendolo sulla traccia del racconto
ufficiale: fu nella notte del 27 Settembre 1256; la
località era tra le più popolose di Roma e il Card. Capocci vi aveva la
stalla entro la quale si trovava anche un pozzo; un servo del
Cardinale aveva gettato nel detto pozzo un tegolo sul quale era stata alla
meglio pitturata un'immagine di Maria Vergine; a quel contatto l'acqua
rigonfiò nel contenitore e dilagò
impetuosa nella stalla mentre i cavalli nitrivano spaventati; accorsa
altra servitù, ogni tentativo di prosciugare l'ambiente risultò vano, finché
il Cardinale in persona non raccolse il cotto con la figura della Vergine,
collocandolo poi in un luogo decoroso del suo palazzo. Il fatto suscitò
grande eco e fu raccontato anche al Papa che ordinò di trasformare la stalla
in Chiesa per accogliervi degnamente l'Immagine prodigiosa; egli stesso,
Alessandro IV, terminato l'edificio, si recò processionalmente ad intronizzare l'Immagine presso il pozzo e da quel giorno
i romani accorsero, ed anche oggi lo possiamo constatare, con gran devozione a bere di quelle acque salutari.
La stalla, divenuta preziosa, apparteneva proprio a quel
Cardinale Ranieri Capocci che, nel 1249, trovandosi legato a Firenze, aveva
scritto l'importantissima (per i Servi) Lettera di riconoscimento e di protezione
dell'Ordine appena nato. La Chiesetta venne
dichiarata Parrocchia in data anteriore al 1452 (i documenti d'archivio
andarono dispersi durante il sacco di Roma e i moti rivoluzionari scaturiti
dalla Francia); due secoli dopo la costruzione, l'Oratorio venne rifatto di
nuovo e, nel 1491, il Papa Innocenzo Vili lo fece riedificare all'inarca
nella forma odierna. I servi di Maria, della Congregazione dell'Osservanza,
vi furono chiamati nel 1513 e, perché il Parroco in funzione rinunziasse alla
Parrocchia in loro favore, dovettero impegnarsi a sborsare la pensione annua
di sessanta scudi; quel prete si chiamava D. Desiderio Morelli. Il Vicario Generale della Congregazione dell'Osservanza p.
Fra Girolamo da Piacenza, prese il giuridico possesso in nome dell'Ordine. I
Frati naturalmente ebbero bisogno di maggiore spazio e perciò, appena
entrati nella canonica, la trasformarono in Convento ampliandola
abbondantemente. Ed insieme al tempio materiale
vollero riedificare quello spirituale introducendo nuovi riti e solenni
funzioni proprie e particolarmente gradite all'Ordine servita; si chiamarono
i predicatori più prestigiosi dell'Ordine per la quaresima ed in altre
occasioni; in particolare il primo Priore del Convento, il p. Clemente
Lazzaroni da Venezia, introdusse la pia pratica del canto solenne della
Salve Regina eseguito dai Frati che processionalmente e con lento incedere si
recavano ogni giorno, all'imbrunire, all'Altare della Vergine a rendere
omaggio alla loro Regina sotto lo sguardo reverente e compiacente dei
numerosi fedeli che ogni sera accorrevano. La Chiesa si arricchì,
nel 1541, del doppio di campane, dell'Altar Maggiore e di altri arredi
sacri, per concessione del Papa Paolo IV, già appartenenti all'altra piccola
Chiesa di S. Andrea ad columnam,
lì prossima, profanata e demolita. Pochi anni dopo, il 17 Gennaio 1546, nel quarto centenario dal fatto miracoloso
avvenuto in casa del Card. Capocci, il Capitolo Vaticano incoronò con serto
d'oro l'Immagine della Madonna del pozzo collocandola nell'elenco delle più famose immagini della Vergine; era Priore del
Convento e Custode del Tempio il p. Fra Alberto Testoni; non basta: il
piccolo Santuario, che di fatto può considerarsi
tale, cominciò ad essere equiparato alle Chiese più in vista di Roma quando,
nel 1551, il Papa Giulio III, anche in
testimonianza di stima verso i Frati Servi di Maria, volle decorarlo con il
Titolo Cardinalizio assegnandolo per la prima volta al suo nipote il
Cardinale Fulvio della Cornea di Perugia: i suddetti Frati avevano, in pochi
anni, ben meritato nel loro servizio da quando qui si trasferirono dalla loro
Chiesa di S. Nicola in Arcione. Quando i Servi, nel
1513, presero possesso della Chiesa di S. Maria in Via, questa aveva
soltanto 5 Altari; i Frati ne aggiunsero subito
altri due; l'edificio, restaurato dal Papa Innocenzo Vili, della famiglia Cybo, anzi quasi
riedificato nel 1491, non godeva buona salute e i Religiosi, poco fiduciosi
della stabilità della costruzione così rimaneggiata alla meglio, decisero di
rifabbricare dalle fondamenta la loro Chiesa. Il disegno fu affidato a Martino Longhi, il finanziamento venne da un certo Mons. G. Battista Canobi che,
in gran parte sovvenzionò l'opera da vivo e da morto per volontà
testamentaria; la esecuzione fu celere giacché, iniziati i lavori nel 1594,
la Chiesa era coperta nel 1596 e la facciata al primo cornicione; prima del
Longhi pare che, alla facciata, abbia lavorato il famoso Giacomo Della Porta
stendendo la pianta fondamentale. La Chiesa non era però completa e, nel
1604, l'intervento del Cardinale Roberto Bellarmino, Titolare di S. Maria in Via, contribuì
decisamente a finire l'edifizio facendo costruire
il vôlto e il
cornicione, prolungando l'abside e decorandola di abbellimenti poi scomparsi.
Nel 1639 la facciata venne iniziata sotto la
direzione del Rainaldi che la compì, elevando il
timpano al disopra della linea del tetto, soltanto nel 1670. Il finanziamento
si deve al Rev.mo Mons. Giorgio Bolognetti,
congiunto del sopra detto benefattore Mons. Canobi. Il p. A.M. Freddi, nel suo
Campione universale, conservato manoscritto nel Convento di S.
Marcello in Roma, all'anno 1639, scrive: « Era la facciata della nostra
Chiesa di S. Maria in Via fabricata solamente per
la metà, anzi vi mancava tutto l'adornamento della porta, quando Mons. G. Bolognetti, mosso
dalla divozione verso quella miracolosa Vergine ed eccitato dalle religiose
suppliche del nostro Padre Giovanni Manfredi, figliuolo del Convento di Pistoja ma da lungo tempo residente a Roma, confidente
di detto Prelato, si risolvette di compiere quell'opera imperfetta, ed in quell'anno
vi fece a sue spese porre la mano ». La Chiesa di S. Maria
in Via ebbe sempre bisogno di lavori e restauri; oltre le opere di
perfezionamento cui abbiamo accennato, nel 1723 furono
riparati non indifferenti guasti imprevisti ed ingrandito il finestrone
sulla facciata con notevole dispendio di scudi; altri lavori indispensabili
e impegnativi furono eseguiti nel 1773, nel 1857, nel 1897 ed altri più
recentemente; il tempio è arricchito di cornici in stucco e di affreschi di
un certo valore, tra i quali quello della volta del Piastrini Gian Domenico
di Pistoia che rappresenta la prima Messa di San Filippo Benizi. In questa Chiesa dei
Servi vi sono otto Cappelle tutte ricchissime di
monumenti, ricordi, opere d'arte ed iscrizioni. Le ricorderemo brevemente
sulla traccia di indicazioni valide. Entrando in Chiesa, a
destra: la prima è quella della Madonna del pozzo che, per la necessità
d'includere il pozzo stesso nel suo àmbito è più profonda delle altre; la sua
erezione si deve alla munificenza di Mons. Canobi che volle anche esservi sepolto, ciò che fu fatto
nel 1621 dalla Compagnia del SS. Sacramento; un
altro sepolcreto è quello della famiglia Capocci; il p. Filippo Grassi,
Parroco (1855-1863) volle la
decorazione a cassettoni della C. e il fonte battesimale — la seconda si deve
alla pietà di Donna Licinia Della Porta (1626)
ed è dedicata a S. Filippo Benizi; arricchita da
quadri di notevole valore dei pittori Alessandro Fiorentino ed Antonio Pomarancio — la terza è quella dall'Annunziata e si
reputa
dagli intenditori come la più
bella e doviziosa; si deve alla liberalità di Pietro Aldobrandini (fl586),
fratello di Clemente VIII°, impreziosita da tre tele di d'Arpino e dalla
volta a cassettoni del fiorentino Jacopo Zucchi (1541-1604) — la quarta era
dedicata alla SS. Trinità, poi fu detta del Crocifisso, quando dall'altar
maggiore vi fu trasferita l'immagine; la Cappella è dell'aretino Carlo
Lombardi che vi volle anche, nel 1608, la sua sepoltura; egli vi scese
nel 1620; il
sacello appare ai profani come il più bello di tutti gli
altri — sempre entrando, la prima Cappella a sinistra è quella di S. Andrea Ap. perché raccoglie
le memorie della Chiesa di Sant'Andrea della Colonna ora demolita e
insieme quelle della Famiglia Del Buffalo De Cancellarli che ne era la
Patrona; vi si trovano marmi pregiati e la sepoltura del Card. Lorenzo Del
Bufalo; ora è detta la Cappella della Madonna di Pompei per un sottoquadro che vi riscuote grande devozione — segue la
Cappella dei 77 SS. Fondatori, mentre fino al 1729 (quando i sette divennero
Beati) era dedicata a Maria Assunta in Cielo e ne era Patrona Donna Porzia
dell'Anguillara, Duchessa di Ceri e Titolare il
Cardinale Savelli che l'aveva fatta costruire; le tele sono mediocri ma è
ricca di marmi policromi; vi riposa la salma della Ven.
Sr. Maria Luisa Maurizi ed è da notarsi, come
pregevole, la statua di Santa Genoveffa opera di Cesare Aureli
— la terza era prima dedicata a S. Giuseppe e S. Girolamo, ora al B. Gio vannangelo Porro ed anche
qui si nota la dovizie di marmi e di pitture —
l'ultima è dedicata ai Santi dell'Ordine: Pellegrino Laziosi
e Giuliana Falconieri; nell'opera di restauro eseguito nella metà dell'ottocento,
concorsero la Biblioteca Marucelliana di Firenze e Leopoldo
II Granduca di Toscana perché la famiglia Marucelli
ne era stata Patrona; anche qui profusione di
marmi e intagli finissimi. Il pavimento della
Chiesa, originariamente in mattoni, venne
restaurato e sostituito due volte, dal 1819 in poi; nella sacrestia pitture
di scarso valore, mentre vi si conservava la Cattedra bellarminiana
che per molto tempo aveva servito da confessionale. La Chiesa fu restaurata
nel 1723 e nel 1773; venne solennemente consacrata da Benedetto XIII il 27 Febbraio 1729. Il Convento fu
costruito nel 1609 in sostituzione della modesta canonica che i Frati avevano
ereditato ed animatore di questa costruzione,
rifatta dalle fondamenta, fu il Priore di quella Comunità il p. Pietro
Martire Felini (lo
stesso che l'anno 1607, indusse in Innsbruck l'Arciduchessa
d'Austria, Anna Caterina Giuliana Gonzaga, ad aprire un Convento per i Frati
Servi di Maria in quella città), autore di una bene accolta Guida di Roma. Le
fondamenta del nuovo monastero, si svilupparono intorno ad un quadriportico,
ancora esistente, che forma un Chiostro senza pretese ma armonico; una iscrizione lapidea ricorda l'avvenimento, essendo
Pontefice Paolo V°; la vecchia costruzione non fu interamente sacrificata,
fu costruito però un grandioso refettorio ed i locali indispensabili. Esattamente due secoli
dopo, nel 1809, la famiglia religiosa subì la sorte degli altri Ordini che
dovettero disperdersi in seguito alla soppressione francese ed il Convento (che fino allora appartenne alla Provincia
Mantovana) fu chiuso; era Parroco
il p. Francesco
Antonio Filippi il quale resisté alla imposizione con
dignità e fierezza ma che poi dovette esulare da Roma. Lo sfratto e
l'esilio durarono fino al 1816 quando, sfasciatosi l'impero napoleonico, le
vicende rientrarono nella normalità; però il Convento dovette essere
riscattato a caro prezzo e fu la nobil-donna
Girolama Poli di S. Croce che lo ricomprò per restituirlo con ammirevole
munificenza ai legittimi proprietari. Rientrò il Parroco ed i Religiosi della Provincia Romagnola con grande
giubilo dei parrocchiani. La breve vacanza fu sufficiente per mandare alla
malora gli edifici e l'arredamento; per il momento, data la povertà dei
Religiosi, ci si dovette contentare delle riparazioni più urgenti; tra i
benefattori più generosi si segnalarono il parrocchiano D. Giovanni Torlonia ed il Principe di
Piombino D. Luigi Boncompagni. Tuttavia il Tempio continuò a rovinarsi in
tal maniera che, nel 1857, giunse la necessità di un restauro generale che,
con l'aiuto dei parrocchiani, fu compiuto in poco tempo; ma nel 1902 la
Chiesa minacciava nuovamente rovina, tanto che: « ...
si dovette ricorrere al Fondo per il Culto che rifece dalle fondamenta il
muro laterale della Chiesa che fiancheggia la via del Tritone e rifece anche
i contrafforti a tenere obbligata la grande volta; anche le arcate del
Chiostro vennero tutte riparate. Per quanto riguarda il
Convento, ricordiamo che in questi ultimi anni è stato completamente
ricostruito con metodi moderni ed in forma più cònsona alle attuali esigenze; il grandioso refettorio è
stato sacrificato per costruirvi una sala ricreativa che, nell'intenzione
dei Religiosi, dovrebbe essere a tutto vantaggio spirituale e formativo
della gioventù della Parrocchia. La Chiesa ha sofferto per colpa di passati
terremoti e dell'intenso traffico da cui è continuamente tormentata. Crediamo interessante
riportare una relazione del lontano luglio 1900 circa i restauri alla
facciata di questa Chiesa: « Questa maestosa
facciata, tutta in travertino, che nel più bel centro di Roma snella si
erige da terra per l'elevatezza di 35 metri, fu incominciata nell'anno 1594
con disegno di Martino Longhi Seniore, a quei tempi architetto di bella fama;
mercé le generose offerte di Mons. Giov. Batt. Canobi,
il lavoro potè proseguire con celerità sì da
giungere in brevissimo tempo fino al primo cornicione... morto poco dopo il
benefattore, i lavori furono sospesi fino al 1639 quando Mons.
Giorgio Bolognetti parente del Canobi,
fece riprendere i lavori che furono condotti a termine nel 1670 sotto la
direzione del Rinaldi. Il tempo causò il
naturale deperimento; cadevano pezzi di travertino e la facciata esigeva un
restauro generale; nell'anno giubilare 1900 questo venne compiuto a cura
del fondo per il culto. Sotto la direzione dell'Ingegnere
Galileo Mazzolini non scio venne riportata alla primitiva bellezza, ma anche
corretta nel finestrone, rinnovandola ed aggiungendovi la balaustra e
togliendo così un difetto che deturpava un sì bel monumento». Nello stesso periodo si
continuò a lavorare all'esterno della Chiesa per abbellirla; il cronista
del tempo così conclude: «... sarebbe desiderio di
molti tra i cittadini che si pensasse anche all'interno del tempio affinché
possa riuscire un vero gioiello, degno del posto che occupa, soggetto com'è
ad essere visitato da tanti, non solo fra i Romani ma anche fra gli stranieri. A indicare l'importanza
assunta da questo convento anche nell'Ordine, dobbiamo ricordare che, per
quanto in Roma esista il Convento di San Marcello, fin dal tempo antico sede
del Generale con la sua Curia, furono celebrati alcuni Capitoli Generali
anche nel Monastero di Santa Maria in Via e precisamente: il 16 Maggio 1625 in cui fu eletto Generale il p. Enrico Antonio
Borgo Senior; il 2 Ottobre 1888. quando fu eletto
contro i suoi desideri, il p. Pier Francesco Testa che dal 1882 reggeva
l'Ordine in qualità di Generale eletto direttamente dalla Santa Sede; l'11Febbraio
1905, Capitolo Straordinario, convocato dal Generale p. Pellegrino Stagni per
la revisione delle Costituzioni; il 21 Maggio 1907 e vi fu eletto Generale il
p. Giuseppe Lucchesi. Vorremmo ora ricordare
alcuni degli uomini più illustri che animarono le mura conventuali di Santa
Maria in Via. Nel 1574, dopo esserne stato lungamente Priore, vi morì
il p. Fra
Giovanni Battista Calderini da
Verona; filosofo, teologo e penitenziere insigne, Professore
all'Università Romana della « Sapienza » per circa 40 anni; Vicario Generale
della Congregazione dell'Osservanza nel 1535, primo Confessore servita della
Famiglia Pontificia nel 1572, penitenziere della nobile famiglia Farnese,
commensale di Papa Paolo III, consulente dei Papi Marcello II e Paolo IV,
Confessore qualificato in diversi Conclavi, residente nei Palazzi Apostolici del Vaticano e
del Quirinale; di santa vita ed
umilissimo, non si servì mai della sua posizione per ottenere privilegi o
cariche; chiese una cosa sola: l'indulgenza
plenaria in articulo mortis. Un altro religioso veronese di valido
sapere e di santa vita, visse nel Convento di Santa Maria in Via: il p. Fra
Damiano Giana che vi morì nel 1596; egli fu familiare dì Papa Gregorio XIII,
di più di un Cardinale, dotto archeologo e non mediocre poeta.
Il p. Fra Antonio Morino, anch'egli veneto, dimorò in S. Maria in Via dal 1761
al 1784 quando vi morì all'età di 77 anni; servì
con eguale generosità il suo Ordine e la sua Repubblica, poi il Pontefice
dal quale fu accolto e considerato con grande benevolenza. Dei p. M° Francesco Antonino Filippi, abbiamo già detto qualcosa;
fu lui il Parroco che si trovò ad affrontare i momenti neri della
soppressione francese, le angosce dell'esilio e la gioia del ritorno e della
ricostruzione. Il p. Alessio M. Caroni, svizzero del Canton Ticino, nacque
nel 1832; si
fece frate e studiò nel Collegio di Mendrisio; fu Maestro in Teologia; ebbe
doti di eccezionale fortezza e dolcezza nello stesso tempo; fu Provinciale
della Provincia Romagnola, Consultore Generale, Vicario Generale, Confessore
della famiglia pontificia, ma soprattutto consumò le sue energie nella cura
della Parrocchia di S. Maria in Via per ben 43 anni; amò moltissimo la sua
Chiesa e la sua Parrocchia; fu eccellente organizzatore e bravo
restauratore; scrisse anche una monografia, anonima, sulla Chiesa di S. Maria
in Via; fece una morte invidiabile nel 1906 (il 3 Giugno). Del p. Fra Pellegrino
Stagni, poi Delegato Apostolico in Canada e Arcivescovo dell'Aquila; dobbiamo
qui aggiungere che egli è ricordato con simpatia e profonda stima a Santa
Maria in Via dove era di famiglia quando fu Professore a Propaganda Fide;
uscì da questo Convento quando, nel 1918, fu portato alla Clinica
dove morì il 22 Agosto. Anche del p. Fra Bonfiglio Mariani abbiamo già
scritto; visse e morì da santo, sì che è classificato fra i venerabili
dell'Ordine; nel Convento di S. Maria in Via per oltre 50
anni fu in cura d'anime come Vice-Parroco e confessore indefesso. — Un'altra
bella figura da rilevarsi è quella di Fra Prospero Bernardi, poi Vescovo
Missionario; esercitò il suo ministero sacerdotale in Santa Maria in Via
prima di partire, nel 1914, per la fondazione in Canada ed
al suo ritorno dal Brasile dove fu Vescovo e Missionario per oltre 20 anni;
vinto dalla vita di stenti menata in quei luoghi insalubri, tornò in Italia,
a Santa Maria in Via; dopo occhi anni cessò di vivere santamente. Per molti
anni fu zelantissimo Parroco il p. Fra Bernardo Savi di Senigallia; nel
periodo della prima guerra mondiale fu Vice-Parroco di Santa Maria in Via e
poi, dal 1926 ebbe la piena cura di quelle anime. — Mitissima figura di Servo
di Maria, il p. Fra Giovanni
Pioppi, nativo di Cento, fu a lungo Priore e vice-Parroco in questo Monastero
dando esempio di zelo e di grande virtù; ultranovantenne, fu per diversi anni
il più vecchio Frate dell'Ordine; fedelissimo alla famiglia religiosa cui
appartenne ed amò con tenerezza; il suo vanto era
questo « Ho tanto amato l'Ordine! »; nato il 2 Novembre
1876, morì il 22 Maggio 1971. — Del p. Fra Luigi M. Artusi abbiamo dato
qualche accenno; era nato a Roma nel 1 900 ed operò
molto nella nostra Chiesa di Santa Maria dei Servi a Bologna (per sua
iniziativa fu promossa a Basilica Minore), vi fondò la Cappella musicale,
diresse il periodico « Il Servo di Maria »; a Forlì animò il restauro integrale
della stupenda Aula Capitolare; creò a Sorbano del Vescovo (Lucca) un'Oasi
(Detta «Di S. Pellegrino») destinata ad accogliere il Clero anziano, poi
andata alle Suore Compassioniste di Napoli che vi
raccolgono gli anziani in genere; ritornò a Santa Maria in Via, dove era già
stato Priore, vi soffrì molto dando esempio di pazienza e religiosa umiltà;
vi morì il 19 Agosto 1974. Da notarsi che la
Chiesa di S. Maria in Via, per la sua felice ubicazione centralissima, è
frequentata da molti fedeli tra i quali sono sempre state
notate personalità in vista del mondo politico, dello spettacolo, dell'arte
ecc.; notevole l'antico organo del Tempio ed un presepio monumentale nei
locali attinenti alla Chiesa. |